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2019 - Il più bel concerto dell’anno a New York

Gianni capì che cosa voleva fare della propria vita. In quel momento era felice. L’energia gli sprizzava da ogni poro e la strada, ormai, sembrava già tracciata. Non si trattava di un tour, ma di una follia: un van, gli strumenti, i microfoni e l’energia di un gruppo di amici pronti a passare dalla vita di provincia al diventare parte della storia musicale.

Da Schio a New York, nel Queens. Non importava che fossero senza un soldo, senza prospettive, senza agente. Quel giorno erano lì a suonare con la forza di chi riesce a costruire la realtà a partire dai sogni, fino a farla diventare vera. E in quel momento le ragazze attorno avevano occhi solo che per lui, nonostante fosse solo un ragazzo semplicemente a posto, con i suoi occhi castani, i capelli ricci, la corporatura longilinea, il naso aquilino e le lentiggini messe in evidenza da un’intera estate in cui aveva presa tanto sole.

Non sapeva nemmeno come, ma quella sera si ritrovò felice. In quella stazione della metro di New York, a Forest Hills–71st Avenue, insieme agli amici aveva tirato fuori chitarra, batteria, basso e microfoni. E si erano messi a suonare i pezzi rock più belli davanti al pubblico della metro. Quello che successe dopo entrò nella leggenda. Finì anche sui giornali. Un gruppo di italiani nella metro aveva creato un raduno spontaneo poi diventato virale. Un pezzo alla volta, una persona alla volta, una voce alla volta, una folla sempre più grande nella città più frenetica del mondo si era fermata per cantare, gridare e ballare al concerto più improvvisato di sempre, in una di quelle aree riservate che in alcune stazioni ospitano i musicisti.

Poco distante c’era un concerto al celebre Forest Hills Stadium. Ma in quel momento il centro del mondo era lì, tra quei binari e quei soffitti troppo bassi.

Mentre colpiva le corde della chitarra con il plettro e cantava nel microfono Mr. Brightside dei The Killers, la folla esplose in un’ondata di energia che travolse tutto. In quel momento Gianni capì: la consulenza non era più per lui. Avrebbe mollato tutto per prendersi un rischio folle, atteso, ricercato. Quella sana dose di felicità, di speranza e di trasgressione sarebbe dovuta diventare tutta sua.

Fuori pioveva.

Era il 2019 e tutto sembrava promettere il meglio.

Eppure Gianni si sbagliava. Non sapeva nemmeno quanto. Il meglio doveva venire, ma non come l’aveva in mente lui.

alessandro giovanazzi

Trentino di Nascita. Milanese e monzese d’adozione. Storico per passione. Esperto di digitale per necessità. Camminatore per elezione.

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