La traversata del Pasubio è una delle camminate più belle, interessanti e importanti di tutto il trekking in Italia. Non tanto per la bellezza “pura” che esprimono le Dolomiti più a nord, nella zona veneta, alto atesina e del Trentino orientale, quanto per l’importanza storica.
Attraversare il Pasubio è attraversare i luoghi della Grande Guerra: un territorio ricco di eventi, di segni, di elementi che hanno cambiato la storia d’Italia. Qui, tra scene atroci ed eroismo, si sono svolti alcuni dei capitoli più importanti di tutto il Novecento italiano.
Giorno 1 — da Rovereto al Pian Belvedere
Il cammino che ho fatto è partito da Rovereto, dalla stazione dei treni: come se fossi appena arrivato e mi fossi incamminato subito, attraversando il centro di Rovereto. È una città veramente molto bella: il centro storico è frutto di una grande storia che si dipana tra Venezia e l’Austro-Ungarico.
Poi si comincia a salire: si passa per Noriglio, si attraversa un torrente e si risale pian piano verso quelle che sono strade militari, fino a Boccaldo. È un percorso sicuramente faticoso, forse non “bellissimo” nel senso classico, ma accessibile: è proprio un passo dopo l’altro.
Alla fine si arriva al Pian Belvedere, dove c’è un punto monastico: ci si può fermare, prendere un tè, riprendere fiato. Credo anche che ci si possa fermare a dormire. E questo è il primo giorno.
Giorno 2 — la fatica del Pasubio, Malga Zocchi, Rifugio Lancia
Il secondo giorno prevede una camminata molto, molto impegnativa e ancora fuori dai percorsi più caratteristici dal punto di vista della vista. Bisogna risalire il Pasubio in tutta la sua fatica, costeggiando quello che si chiama Rio Orco e salendo per diverse centinaia di metri, sempre lungo una strada militare molto ripida che sembra non finire mai.
A un certo punto, finalmente, si arriva sopra Gazzera e si cominciano a vedere quelli che sono una sorta di altipiani del Pasubio. Si costeggia un cimitero austro-ungarico e poi, mentre si cammina, si comincia finalmente a vedere la strada.
Una cosa fondamentale è fermarsi a mangiare a Malga Zocchi: sei stanco morto per la prima parte, ma lì si mangiano gnocchi fantastici. Non ho mai mangiato così bene. Servono anche una buona birra. È importante chiamare prima.
Da Malga Zocchi al Rifugio Lancia, dove si dormirà la seconda notte (dove ho dormito anche io), non ci si mette tanto: circa un’ora. Io ho deciso di fare una variante un pochino più lunga: invece di prendere la strada che va direttamente al rifugio, sono passato affiancando il Monte Testo, e poi mi sono fermato a dormire al Lancia.
Al Lancia ho mangiato tranquillo. Ho incontrato il rifugista: uno “storico”, uno che governa il rifugio come se fosse un rifugio. Quindi: non aspettiamoci un albergo a cinque stelle.
Giorno 3 — Attraversare la Storia del Pasubio sui Denti e sul monte Testo
Partendo dal Rifugio Lancia di Buonmartiro, dopo aver incontrato anche degli scout, mi sono incamminato verso il Roite.
Il Monte Roite è pieno di trinceramenti. Qui cominci a vedere davvero i bombardamenti della Prima guerra mondiale: le buche nella terra scavate dalle esplosioni, i segni nel terreno, le cicatrici della guerra. A un certo punto non sono più “storia”: sono lì, fisiche, davanti a te.
Si prosegue sul Roite fino ad arrivare ai Denti. I Denti sono quel punto in cui, dopo l’offensiva di primavera — quella che molti chiamano, col termine tedesco, la Strafexpedition — capisci dove si sono svolte le battaglie più feroci del Pasubio. Sono due speroni di roccia: uno domina a sinistra e uno a destra. E lì i segni dei bombardamenti continui sono evidenti, come se la montagna li avesse trattenuti.
Si vedono le tracce di queste esplosioni immense generate durante le guerre di mina: le guerre sotterranee, fatte scavando gallerie e piazzando cariche, per poi far saltare intere porzioni di roccia.
Poi si continua fino al Monte Testo. Io ho pranzato finalmente al Rifugio Papa e mi sono bevuto una birra. Dopo sono sceso e ho dormito più in basso.
Giorno 4 — Il rientro a Schio in mountain Bike
Da lì mi sono fatto portare una bicicletta da un noleggiatore bravissimo: mi ha affittato la bici e me l’ha fatta pagare anche poco. E da lì sono disceso in bicicletta fino a Schio, facendo mountain bike. È stato meraviglioso: ci ho messo poco, ed è stata una di quelle discese che ti lasciano addosso una gioia pulita.
Arrivato a Schio, ho preso il treno per tornare a casa.
È stato uno dei viaggi più belli che abbia mai fatto camminando in tutta la mia vita: scoperta della storia, paesaggi fantastici, fatica vera… ma ne valeva la pena.